CONSOLIDAMENTO DELLE FONDAZIONI MURA SCALIGERA – LAZISE (VR)

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CONSOLIDAMENTO DELLE FONDAZIONI

Background

La splendida Lazise è stata fondata dai Romani e il suo nome deriva dal latino Lasitium, poi laceses che significa luogo lacustre. Nel medioevo Lazise è stato il primo comune libero del Garda e nel X secolo divenne un importante centro commerciale tra i più ricchi di tutta l’area del Garda. La sua importanza diventò tale da conquistare uno speciale diritto di pesca, concesso dall’Imperatore oltre al diritto di fortificazione e pedaggio.  Il suo nucleo più antico è marcatamente medioevale, circondato dalle imponenti mura Scaligere erette nel sec. XIV.

Stato di fatto.

Prima dell’intervento di consolidamento delle fondazioni e messa in sicurezza, la cortina si presentava strapiombante verso la campagna, con inclinazione dalla verticale compresa tra un massimo di circa 9% nella zona intermedia, con un forte decremento sia ad est, verso la Porta, dove l’inclinazione dalla verticale era di circa il 2%, ed un minore decremento ad ovest, verso il Lago, dove l’inclinazione dalla verticale si manteneva intorno al 7%. La geometria era dunque ascrivibile ad un eccessivo cedimento differenziale del terreno di fondazione, dovuto alla consolidazione progressiva del sottosuolo argilloso.

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Il terreno di fondazione.

Dalla interpretazione dei sondaggi e dei rilievi in sito si è evidenziata la presenza di terreno rimaneggiato o di riporto fino al sedime di imposta della fondazione, a circa 1,0 m dal piano campagna, localmente anche al di sotto della fondazione per circa mezzo metro e di depositi paludosi normalconsolidati (argilla organica e torba di consistenza molto molle) immediatamente sotto la fondazione, fino alla profondità variabile tra circa 7 e 9 metri. A maggiori profondità, fino a circa 14 e 17 metri dal piano campagna, si hanno depositi lacustri sovraconsolidati e di media consistenza, costituiti da limo inorganico sabbioso di colore grigio inglobante ciottoli, dove la resistenza al taglio risultava aumentare con l’aumentare della profondità e del carico litostatico. Il substrato profondo, indagato solo nei carotaggi, risulta costituito da depositi morenici limoso argillosi con passaggi sabbiosi e raro ghiaietto inglobato; in generale il quadro presentava terreni molto compatti e dotati di elevata resistenza al taglio e scarsamente compressibili.

La struttura di fondazione.

Il sedime di imposta sella cortina è stato indagato con alcune trincee durante la precedente indagine archeologica, dal 21 al 25 giugno 2010, evidenziando un dado di fondazione avente larghezza alla base di circa 1,10 metri e altezza di circa 1,90 metri; detta struttura è risultata solo parzialmente coperta dal residuo di terraglio sul lato esterno, e spicca fuori terra di circa 0,80 metri all’estremità di monte e circa 1,30 metri all’estremità di valle. Il terraglio è risultato costituito da terreno vegetale di scarsa stabilità e variamente smosso dalla vegetazione arbustiva, ed ha sezione prismatica con piano superiore ampio circa un metro e scarpa in proiezione ampia circa 1,2 metri, con altezza variabile tra 0,7 e 0,9 metri, senza differenze significative tra i fronti interno ed esterno, per cui l’incastro effettivo di fondazione è compreso tra un massimo di circa 1,1 metri sul lato di città all’estremità di monte, ed un minimo di circa 0,60 metri sul lato esterno all’estremità di valle, dove manca il terraglio.

L’intervento GEOSEC.

Sono state pianificate 2 linee principali di iniezione di resina fino alla profondità di 5 metri da p.c. con effetti significativi osservabili fino a oltre 7 mt. Ogni linea di iniezione di resina è stata suddivisa in più livelli di profondità secondo le risultanze diagnostiche effettuate in corso d’opera al fine di meglio omogeneizzare il trattamento sull’intero volume significativo di fondazione. La linea prossima allo strapiombo è stata opportunamente più intensa a causa dell’eccentricità dello sforzo. Complessivamente sono stati posati ben 235 condotti di iniezione di resina a perdere nel terreno.

I test penetrometrici sono stati eseguiti opportunamente in aderenza alla mura per poter indagare il terreno il più possibile all’interno del volume significativo di fondazione e del raggio d’azione dell’iniezione di resina. il progetto dell’impianto diagnostico ha previsto, su un tratto complessivo di 41 metri di fondazione, l’esecuzione di 3 prove penetrometriche dinamiche a monte della mura e 7 prove penetrometriche a valle in zona strapiombo.

Durante il consolidamento per il contrasto del cedimento differenziale del terreno mediante iniezioni di resina, la direzione lavori per imposizione del coordinatore della sicurezza ha voluto monitorare la struttura con inclinometri di precisione al fine di scongiurare eventuali movimenti strutturali, preso atto della già delicata situazione di strapiombo della mura. I risultati hanno comunque confermato la perfetta mini invasività della soluzione GEOSEC, grazie alla resina espandente progettata giustamente a reazione lenta e delicata per iniezioni mirate e ad alta precisione di consolidamento. La soluzione tecnica si è rivelata ancora una volta ideale per interventi sul patrimonio artistico monumentale, che ha permesso di eseguire il consolidamento delle fondazioni in totale sicurezza. Durante le iniezioni di resina si sono inoltre osservate espulsioni drenate di liquidi dal terreno di fondazione.

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